5 novembre 2014 –
Una nuvola di vetro nel quartiere bianco dell’Eur. Doveva essere il più grande polo congressuale d’Europa, progettato per stupire con il suo gioco di trasparenze chi arrivava nella capitale da Sud. E’ diventata un buco nero di fondi erariali e la più grande incompiuta tra le opere pubbliche in Italia.

“Lo finiremo entro la fine del 2015 e costerà come da preventivo”, ha assicurato il presidente di Eur s.p.a. Pierluigi Borghini, ma la denuncia degli sprechi presentata dal Codacons alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma è solo l’ultima in ordine di tempo a colpire la Nuvola.
170 milioni di euro già spesi e almeno altri 100 preventivati e un progetto approvato nel 2000 e iniziato nel 2007: doveva essere ultimato in tre anni, ma dopo sette il cantiere è ancora aperto.

Oggi la Nuvola è finita nel mirino dei pm contabili del Lazio, chiamati a individuare tutti i possibili danni erariali causati da sedici anni di varianti e ritardi al progetto. Intanto, sotto il cielo dell’Eur si sono mossi i personaggi di una vicenda fatta di burocrazia e soldi pubblici, piani regolatori modificati e interessi privati.

IL PROGETTO – Il nome ufficiale è Nuovo Centro Congressi, ma per tutti i romani è da subito la Nuvola, progettata Massimiliano Fuksas. Una nuvola enorme, grande come il Colosseo e pensata per stupire: 1900 metri quadrati di auditorium per un totale di 1850 posti e un foyer di 3.500 metri quadrati. Nella parte interrata sottostante, sale conferenze per 1330 metri quadrati, un’area commerciale da 3.300 metri quadrati e un forum foyer da 5.580 metri quadrati. Poco distante la Lama, un albergo alto 56 metri con 441 stanze, sempre progettato da Fuksas. Un’ampiezza complessiva di 55mila metri quadrati, più del doppio della Basilica di San Pietro in Vaticano.

Del progetto si inizia a parlare nel 1998, quando il Comune di Roma, guidato all’allora sindaco Francesco Rutelli e l’Ente Eur proprietario dell’area indicono un bando internazionale. Due anni di progetti e giurie, poi nel 2000 viene proclamato vincitore l’architetto romano Massimiliano Fuksas. Budget: 240 miliardi di lire, metà pubblici e metà privati, e operazione di costruzione in project financing.
La finanza di progetto, in inglese project financing, è una tecnica di finanziamento tipicamente anglosassone, a lungo termine e in cui il rientro della spesa per privati investitori è garantito dai flussi di cassa, previsti dalla attività di gestione dell’opera. Utilizzato in tutta Europa per la costruzione di opere pubbliche, normalmente garantisce rapidissimi tempi di realizzazione, visto che prima la costruzione finisce, prima i privati iniziano a incassare.
Sembra un concentrato d’ingredienti vincenti: un vuoto urbano da colmare lungo via Cristoforo Colombo, una grande opera che darà lustro alla città, la firma di una archistar e un ingente finanziamento, ottenuto grazie alla concertazione tra pubblico e privato.

Non è così per la Nuvola. I tempi si iniziano subito ad allungare: nel 2000 l’Ente Eur si trasforma in Eur s.p.a., partecipata al 90% dal Ministero dell’Economia e per il 10% da Comune di Roma, il bando per la realizzazione del centro congressi viene pubblicato nel 2001 e assegnato dopo due anni all’associazione temporanea d’Impresa Centro Congressi Italia s.p.a..

Il 2003 è anche l’anno di approvazione del nuovo piano regolatore della Capitale e alcune caratteristiche della Nuvola sono incompatibili con le norme del Regolamento Edilizio. Eur s.p.a. deve chiedere una deroga alla Conferenza di Servizi per salvare il progetto originario, concessa con una delibera ad hoc: il 10 agosto 2005 viene approvato il progetto definitivo, sette anni dopo il bando e cinque dopo l’assegnazione.

Proprio quando sembra che il cantiere possa finalmente partire, Eur s.p.a. e Centro Congressi Italia s.p.a. concludono consensualmente il contratto di concessione. Intanto, i costi di realizzazione iniziano a lievitare: dagli iniziali 221,5 milioni di euro previsti dal bando a 256 milioni.
L’area torna sotto il diretto controllo di Eur s.p.a. viene deliberato l’accantonamento del sistema di project financing e la società diventa unica proprietaria e costruttrice del futuro centro congressi.

Finalmente, nel 2007, il nuovo sindaco di Roma Walter Veltroni posa la prima pietra e il “progetto Nuvola” riprende quota. “Sono ottimista sui tempi – dichiarava – entro tre anni si potrà entrare nella nuvola vera”.
Mentre i lavori sono in corso, però, Eur s.p.a. esprime l’esigenza di allineare il progetto alle linee guida internazionali, aumentando il numero di parcheggi previsti e il verde pubblico. Fuksas si adegua e il nuovo progetto viene presentato nel maggio 2011. A questo punto, però, i finanziamenti sono finiti e il cantiere lontano dalla chiusura.
Nel 2011 l’amministratore delegato di Eur s.p.a. Riccardo Mancini è coinvolto in una vicenda giudiziaria (verrà poi arrestato per una tangente da 600 mila euro nel 2013, per la fornitura di 45 filobus al Comune di Roma) e il Comune guidato da Gianni Alemanno annuncia che mancano circa 100 milioni di euro per completare la Nuvola entro il 2014. I costi sono lievitati ulteriormente: 276 milioni di euro.

Per fare cassa viene ipotizzata la vendita della Lama, l’albergo extralusso che sorgerà accanto alla Nuvola. Il valore ipotizzato è di 160 milioni di euro, ma i compratori non ci sono e il prezzo di mercato non va oltre i 90 milioni. Questo perchè, dalle finestre delle 441 suite, il panorama è a nordil cantiere della Nuvola, a sud gli scheletri sventrati delle ex Torri del Ministero delle Finanze.

Oggi, la conclusione del cantiere è stata annunciata dal sindaco Ignazio Marino per la fine del 2015, in tempo per l’inizio dell’Expo di Milano. L’incognita rimangono i costi e, soprattutto, dove trovare i finanziamenti necessari.

I PADRONI DELLA NUVOLA – Eur s.p.a., società per azioni partecipata al 90% dal Ministero dell’Economia e per il 10% dal Comune di Roma: possiede e gestisce gran parte degli immobili del quartiere, tra cui anche la Nuvola, una volta archiviata l’ipotesi del project financing.

Il progetto è dal 2009 sotto la diretta gestione dell’attuale presidente di Eur s.p.a., Pierluigi Borghini: “Oggi al cantiere lavorano ogni 190 operai e l’80% della Nuvola è completata: entro fine 2015 sarà pronta per la consegna”.
E, su ritardi e sprechi finiti nel mirino della Corte dei Conti, risponde: “Io ho preso in mano i lavori nel 2009, quando al posto del cantiere c’era un buco per terra e solo del mio operato rispondo. In 5 anni i lavori sono proseguiti bene e velocemente e io punto a completare l’opera nei tempi stabiliti e senza superare i costi preventivati nel bando del 1998″. Costi che Borghini conferma essere sempre stati fissati nei 277 milioni di euro, che oggi mancano. “Il preventivo sulla base di gara nel 2006 era di 277 milioni di euro, ribassati del 20% dalla ditta vincitrice (I 221 milioni preventivati nel 2006 n.d.r.). Poi, però, è sorta la necessità di realizzare una serie di opere complementari e dunque si è tornati alla cifra originaria del bando”.
Di questi, 170 milioni sono già stati spesi e all’appello mancano ancora 100 milioni. “Siamo in attesa che il Ministero dell’Economia e delle Finanze dia seguito alla capitalizzazione promessa nell’assemblea straordinaria del mese scorso, poi i soldi ci saranno tutti”, ha assicurato Borghini.
Una capitalizzazione provvidenziale, visto che la commissione Lavori Pubblici della Camera ha fatto saltare l’emendamento del Mef che stanziava 133 milioni di euro per completare i lavori, dichiarandolo inammissibile perchè “estraneo al contenuto del decreto legge”.

Il presidente del IX Municipio Andrea Santoro, intanto, chiede garanzie sul completamento dell’opera, tanto da rivolgersi con una lettera direttamente al presidente del Consiglio Matteo Renzi per chiedere un decreto ad hoc che stanzi i fondi necessari. “Sono convinto che lo Stato, nonostante le difficoltà economiche di questo tempo, può e deve dare garanzie a ai lavoratori e ai cittadini romani che il cantiere sarà ultimato in tempi certi. Ulteriori ritardi comprometterebbero fatalmente un territorio già segnato da grandi opere incompiute”.

L’AUTHORITY – Il cantiere infinito è finito sotto la lente d’ingrandimento dell’Authority per la vigilanza sui contratti pubblici nell’aprile 2014. Troppe le varianti al progetto originario, tempi e costi lievitati e sulla Nuvola anche l’ombra di un ipotetico danno all’erario, hanno rilevato i commissari. L’Authority nella sua delibera ha sottolineato l’eccessiva lentezza del Campidoglio nel rilasciare le autorizzazioni, ma anche “la sproporzione delle ingenti somme corrisposte per le spese per la progettazione delle opere complementari e la direzione artistica, complessivamente circa 20 milioni di euro”, finiti allo studio di Fuksas.

Anche il Codacons ha presentato un esposto: non solo alla Corte dei Conti, ma anche alla Procura di Roma, paventando responsabilità penali per tutti gli enti interessati al progetto e anche le singole ditte appaltatrici. “Aspettiamo comunicazioni di inizio delle indagini da parte della Procura – ha commentato l’avvocato Pietro Bassotti, che gestisce la pratica per il Codacons – ma servirà del tempo per valutare le carte, anche se confidiamo che un caso così macroscopico e censurato anche dall’Authority non passi sotto silenzio”.

L’ARCHISTAR – Massimiliano Fuksas, titolare dello studio di architettura terzo in Italia per fatturato e famoso per la Nuova Fiera di Milano e il Vienna Twin Tower. E’ lui il padre della Nuvola, un’opera che doveva essere la sua celebrazione della sua città e che ora minaccia di disconoscere.
“Potrei anche ritirare  la firma, vedrò come viene il risultato finale e quanto il mio progetto sarà stravolto”, ha commentato nel marzo 2014. L’architetto ha denunciato le lentezze burocratiche: “Richieste di varianti e ritardi lo hanno reso un cantiere infinito. Sono stati 16 anni di follia“.

Il suo rapporto con Eur S.p.A. e Comune di Roma si è concluso con accuse e recriminazioni reciproche. Da una parte Fuksas, che non ha preso bene la sua mancata riconferma nel 2014  alla direzione artistica del cantiere. Dall’altra Eur s.p.a.: in risposta ai rilievi dell’Authority, ha attribuito all’architetto alcune delle varianti al progetto che ne hanno rallentato la realizzazione, non gli ha rinnovato il contratto nel 2013 visti i conti in rosso, proponendogli invece di lavorare gratis per un anno. L’archistar non ha accettato e da un cassetto della società è uscita la cifra già pagata a Fuksas: 15,3 milioni di euro per la progettazione della Nuvola, delle opere complementari e le successive varianti, altri 4,5 per la direzione artistica, per un totale di  20 milioni.
Una parcella troppo alta, sia secondo l’Authority che secondo la Corte dei Conti. “La cifra complessiva è quella, ma dieci milioni se ne sono andati per i consulenti e collaboratori e una buona metà in tasse. A me sono rimasti meno di cinque milioni” ha risposto Fuksas, in un’intervista del 2014, e ha acceso un nuovo focolaio di polemica. “Mi hanno fatto fuori per avere mano libera sull’opera, e completarla il prima possibile e male”, ha accusato. E sulla data di inaugurazione nel 2015 ha rincarato: “Non ce la faranno mai, ci vogliono almeno quattro anni per finirla”.

Secondo il numero uno di Eur s.p.a. Borghini, però, nessuno ha fatto fuori nessuno. “Fuksas non è stato mandato via. Semplicemente, nel 2013 la sua attività di progettazione che di supervisione artistica poteva considerarsi conclusa: aveva già scelto sia gli interni della Nuvola che i colori delle sedie per la sala congressi”. E, sul compenso dell’architetto finito anche sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti, Borghini smorza la polemica: “Ho disposto una accurata verifica amministrativa della congruità di quanto percepito dall’architetto Fuksas e la cifra è risultata assolutamente corretta, non temo rilievi dei magistrati contabili”.

IL QUARTIERE – EUR è un acronimo: Esposizione Universale di Roma, il polo congressuale e amministrativo della Capitale. Si trova nel quadrante sud-ovest della Capitale, all’interno del Grande Raccordo Anulare, delimitato a ovest del fiume Tevere, a est da via Laurentina e attraversato da via Cristoforo Colombo.
Il quartiere, nato a fine anni Trenta per celebrare i vent’anni dalla marcia su Roma di Benito Mussolini, oggi è una zona residenziale che conta circa 10mila abitanti. Chiamato anche il “quartiere bianco” perché è stato costruito in marmo, doveva ospitare l’esposizione mondiale del 1942, mai realizzata per lo scoppio della seconda Guerra Mondiale.
In termini urbanistici, il nuovo quartiere doveva diventare il polo dell’espansione a sud della città, verso il mare e la direzione del progetto venne affidata nel 1938 all’architetto Marcello Piacentini. Il modello a cui si ispirò era quello dell‘urbanistica classica romana, con elementi del razionalismo italiano: edifici funzionali, con forme pulite e geometriche e strutture aperte. L’EUR doveva diventare “una città nella città”, che rappresentasse la modernità del fascismo. Il progetto venne interrotto con l’inizio della guerra, ma Piacentini fece in tempo a iniziare le costruzioni che ancora oggi sono considerate rappresentative del quartiere: il Palazzo della Civiltà Italiana, il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi e la Basilica dei Santi Pietro e Paolo.
In questo orizzonte architettonico si sono inserite la Nuvola di Fuksas e la Lama, strutture pensate per armonizzarsi con la pianta del quartiere e nate per accogliere chi arriva nella Capitale da sud. Peccato che, quando il centro congressi sarà completato, la vista del visitatore sarà coperta alle torri dell’ex Ministero delle Finanze, che oggi si stagliano sopra la Nuvola come scheletri di cemento, costruite nel 1961 e abbandonate nel 2010, oggi ancora senza un progetto di demolizione o riutilizzo.

L’Eur come la tela di Penelope, ostaggio del continuo fare e disfare che lo rende il biglietto da visita incompiuto di una Capitale intrappolata dietro un cartello di lavori in corso.

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